MEZZO MILLENNIO DI STORIA PER IL VIGNETO POZZETTO

Una scoperta stupefacente ha fatto emergere la secolare presenza delle vigne sulla collina di Gobbio a Botticino

Il Gobbio, vino rosso Botticino DOC, per la nostra famiglia è sempre stato fonte di orgoglio: figlio di un terreno dalla notevole vocazione viticola, adagiato sulla collina – dalla quale il vino prende il nome – alla considerevole altitudine di 380 m s.l.m., sempre esposto alla luce solare, con suolo composto da limo, sabbia e carbonato di Calcio. Qualità che consentono alle antiche vigne di portare dei frutti con caratteristiche organolettiche eccezionali, che diventeranno un vino rosso di pregio, apprezzato in tutta la penisola e anche oltreoceano.
Il vigneto porta tutt’oggi il nome di “Pozzetto”, antico appellativo che indicava la presenza di un pozzo, fondamentale risorsa di inestimabile valore per tutti gli abitanti della collina che si recavano a quelle fonti per attingere acqua, così preziosa per l’uomo, le bestie e le coltivazioni.
Immaginavamo che un appezzamento con queste caratteristiche potesse avere una storia longeva, ma certo non ci aspettavamo che l’amico e ricercatore Claudio Casali trovasse informazioni documentate e certe della presenza del vigneto Pozzetto addirittura sin dal 1573!

In aggiunta, studiando la storia medievale di queste terre, possiamo ipotizzare la presenza di terreni vitati sulla collina di Gobbio già in quell’epoca, quando la coltivazione della vite era storicamente già attestata nella zona di Botticino.
La ricerca documentale di Claudio Casali ha così per noi (e ci spingiamo a dire per tutto il paese di Botticino) un’importanza cruciale ed è per questo che desideriamo ringraziarlo per la lunga indagine (durata ben 8 anni!) di centinaia di polizze d’estimo tra polverosi cassetti del catasto e del catastico cittadino, senza la quale non avremmo mai conosciuto la vera storia del Pozzetto, intessuta tra vicissitudini familiari, quotidiane difficoltà della vita contadina e numerose altre preziose curiosità che sono venute alla luce solo grazie ai suoi meticolosi studi.
L’inchiesta verte intorno alle polizze d’estimo del comune di Botesin de Matina (che faceva comune a sè, diverso da Botesin de sera) che si trovano presso l’Archivio di Stato di Brescia. Subito viene rilevata la curiosa abbondanza di questi documenti, ne esistono infatti più di 140 per un comune così piccolo (allora faceva circa 700 abitanti)!
E’ un dato straordinario, se pensiamo che a Sera ne abbiamo solo una ventina ,a Rezzato una quindicina, e per molti altri paesi ben più grandi non ne abbiamo nessuna.
Questa singolarità è dovuta forse alla vicinanza col Comune di Brescia, o alla presenza di monasteri sul territorio che hanno evitato che queste polizze andassero perse.
Possiamo immaginare che un frate le abbia raccolte e “salvate” nel proprio monastero, permettendoci così di ripercorrere le orme dei nostri avi, ma in realtà non conosciamo il motivo di tanta abbondanza documentale.

COSA SI INTENDEVA NEL PASSATO COL TERMINE POLIZZA D’ESTIMO?
Le polizze d’estimo erano documenti ufficiali che tracciavano le proprietà di ogni capofamiglia per le quali era soggetto a tassazione. La Repubblica della Serenissima era particolarmente meticolosa nelle stime e Brescia le fu assoggettata per tre secoli e mezzo.
Le polizze d’ estimo quindi sono delle risorse molto utili nelle ricerche storiche. Possono essere equiparate infatti alle odierne dichiarazioni dei redditi e riportavano tutti i possedimenti dell’intestatario, comprese le produzioni ricavate dai terreni e gli eventuali affitti.
Il loro insieme delinea perfettamente la fisionomia di tutto un territorio.

LA RICERCA INIZIA DA UNA POLIZZA MOLTO SINGOLARE
La ricerca di Claudio Casali conduce, ad un certo punto, ad una polizza del 1573 del comune di Botesin de Matina. L’intestatario è proprio il Comune e riguarda principalmente terreni, boschi e pascoli che ha affittato ai botticinesi; comprende anche una parte che, e questa è una prima curiosità su Botticino che è emersa, riguarda specificatamente gli affitti pagati dagli eredi del nobile gentiluomo di Brescia Giulio Fisogno (i Fisogno erano nobili bresciani di notevole rilevanza nell’epoca, anche perchè Orazio Fisogno – nipote di Giulio Fisogno – era comandante di una galea durante l’importantissima battaglia di Lepanto). Da altre ricerche emerge che i Fisogno si recavano a Botesin de Matina, e più precisamente nella contrada Codormè, per le vacanze estive (questo fatto dimostra l’apprezzamento per il nostro territorio, considerato che i più importanti nobili bresciani Io sceglievano come destinazione per le proprie vacanze).
Tornando alla polizza, tra gli affittuari del comune troviamo un’intera sezione dedicata esclusivamente ai beni di un fornaio bresciano, Bernardo Mella: questo documento non esiste a sè stante ma è inserito nella polizza comunale, come se fosse una polizza nella polizza.
Il Bernardo Mella risulta comproprietario, insieme a Francesco Di Chasali detto “Il Longo”, di un fienile (o stalla), e di un appezzamento di terra “ronchiva, boschiva, arzanicata e in parte arata e vitata in contrada Cima Agazol” di 3 piò e 77 tavole.

Il Gobbio, vino rosso Botticino DOC, per la nostra famiglia è sempre stato fonte di orgoglio: figlio di un terreno dalla notevole vocazione viticola, adagiato sulla collina – dalla quale il vino prende il nome – alla considerevole altitudine di 380 m s.l.m., sempre esposto alla luce solare, con suolo composto da limo, sabbia e carbonato di Calcio. Qualità che consentono alle antiche vigne di portare dei frutti con caratteristiche organolettiche eccezionali, che diventeranno un vino rosso di pregio, apprezzato in tutta la penisola e anche oltreoceano.
Il vigneto porta tutt’oggi il nome di “Pozzetto”, antico appellativo che indicava la presenza di un pozzo, fondamentale risorsa di inestimabile valore per tutti gli abitanti della collina che si recavano a quelle fonti per attingere acqua, così preziosa per l’uomo, le bestie e le coltivazioni.
Immaginavamo che un appezzamento con queste caratteristiche potesse avere una storia longeva, ma certo non ci aspettavamo che l’amico e ricercatore Claudio Casali trovasse informazioni documentate e certe della presenza del vigneto Pozzetto addirittura sin dal 1573!

In aggiunta, studiando la storia medievale di queste terre, possiamo ipotizzare la presenza di terreni vitati sulla collina di Gobbio già in quell’epoca, quando la coltivazione della vite era storicamente già attestata nella zona di Botticino.
La ricerca documentale di Claudio Casali ha così per noi (e ci spingiamo a dire per tutto il paese di Botticino) un’importanza cruciale ed è per questo che desideriamo ringraziarlo per la lunga indagine (durata ben 8 anni!) di centinaia di polizze d’estimo tra polverosi cassetti del catasto e del catastico cittadino, senza la quale non avremmo mai conosciuto la vera storia del Pozzetto, intessuta tra vicissitudini familiari, quotidiane difficoltà della vita contadina e numerose altre preziose curiosità che sono venute alla luce solo grazie ai suoi meticolosi studi.
L’inchiesta verte intorno alle polizze d’estimo del comune di Botesin de Matina (che faceva comune a sè, diverso da Botesin de sera) che si trovano presso l’Archivio di Stato di Brescia. Subito viene rilevata la curiosa abbondanza di questi documenti, ne esistono infatti più di 140 per un comune così piccolo (allora faceva circa 700 abitanti)!
E’ un dato straordinario, se pensiamo che a Sera ne abbiamo solo una ventina ,a Rezzato una quindicina, e per molti altri paesi ben più grandi non ne abbiamo nessuna.
Questa singolarità è dovuta forse alla vicinanza col Comune di Brescia, o alla presenza di monasteri sul territorio che hanno evitato che queste polizze andassero perse.
Possiamo immaginare che un frate le abbia raccolte e “salvate” nel proprio monastero, permettendoci così di ripercorrere le orme dei nostri avi, ma in realtà non conosciamo il motivo di tanta abbondanza documentale.

COSA SI INTENDEVA NEL PASSATO COL TERMINE POLIZZA D’ESTIMO?
Le polizze d’estimo erano documenti ufficiali che tracciavano le proprietà di ogni capofamiglia per le quali era soggetto a tassazione. La Repubblica della Serenissima era particolarmente meticolosa nelle stime e Brescia le fu assoggettata per tre secoli e mezzo.
Le polizze d’ estimo quindi sono delle risorse molto utili nelle ricerche storiche. Possono essere equiparate infatti alle odierne dichiarazioni dei redditi e riportavano tutti i possedimenti dell’intestatario, comprese le produzioni ricavate dai terreni e gli eventuali affitti.
Il loro insieme delinea perfettamente la fisionomia di tutto un territorio.

LA RICERCA INIZIA DA UNA POLIZZA MOLTO SINGOLARE
La ricerca di Claudio Casali conduce, ad un certo punto, ad una polizza del 1573 del comune di Botesin de Matina. L’intestatario è proprio il Comune e riguarda principalmente terreni, boschi e pascoli che ha affittato ai botticinesi; comprende anche una parte che, e questa è una prima curiosità su Botticino che è emersa, riguarda specificatamente gli affitti pagati dagli eredi del nobile gentiluomo di Brescia Giulio Fisogno (i Fisogno erano nobili bresciani di notevole rilevanza nell’epoca, anche perchè Orazio Fisogno – nipote di Giulio Fisogno – era comandante di una galea durante l’importantissima battaglia di Lepanto). Da altre ricerche emerge che i Fisogno si recavano a Botesin de Matina, e più precisamente nella contrada Codormè, per le vacanze estive (questo fatto dimostra l’apprezzamento per il nostro territorio, considerato che i più importanti nobili bresciani Io sceglievano come destinazione per le proprie vacanze).
Tornando alla polizza, tra gli affittuari del comune troviamo un’intera sezione dedicata esclusivamente ai beni di un fornaio bresciano, Bernardo Mella: questo documento non esiste a sè stante ma è inserito nella polizza comunale, come se fosse una polizza nella polizza.
Il Bernardo Mella risulta comproprietario, insieme a Francesco Di Chasali detto “Il Longo”, di un fienile (o stalla), e di un appezzamento di terra “ronchiva, boschiva, arzanicata e in parte arata e vitata in contrada Cima Agazol” di 3 piò e 77 tavole.

L’altra metà viene ritrovata nella polizza di Francesco Di Chasali, che è di 3 piò e 37 tavole; da quest’ultima polizza si evince anche che ne ricavano ogni anno 2 some di frumento (120 Kg) e 8 zerle di vino (400 litri).

L’ immobile che i due soci condividono è indicato come fienile ma anche come stalla: la presenza di una stalla in una zona così esposta verso sud, fa pensare che già allora dovesse obbligatoria- mente sussistere una fonte in grado di garantire acqua in buona quantità , dato che I’allevamento di animali ne richiede un no- tevole utilizzo.

Ed è proprio quest’appezzamento il nostro Pozzetto! Ma come possiamo esserne certi?
LA CERTEZZA DELLA PRECISA COLLOCAZIONE DELL’APPEZZAMENTO “POZZETTO”
L’esatta posizione delle terre di Bernardo Mella viene desunta dallo studio delle polizze dei tenutari dei terreni della collina di Gobbio limitrofi ai terreni del Mella.

Studiando le polizze della collina di Gobbio, Claudio Casali scopre che il vigneto Gobbio è stato di proprietà della famiglia Noventa da circa 300 anni! È questo un altro appezzamento di vigneto che si trova anch’esso nella medesima collina ma nella zona sovrastante il vigneto Pozzetto e che ne condivide le caratteristiche agronomiche. Nelle carte del 1641 è chiaro il riferimento a terreni dei Noventa, già presente prima, ma qui più ampiamente documentato, come occupanti la parte a monte della collina con “due appezzamenti nella contrada di Chobio e questi appezzamenti sono nella parte della contrada denominata Il Chobio” (antico nome di Gobbio) .
Per noi è stata un’ulteriore sorpresa scoprire che 3 secoli fa questa terra era già in mano a un Noventa!

La certezza della posizione del Mella viene confermata dalle polizze che si trovano a nord del Pozzetto, in località Fontanelle e da quelle di tutti i tenutari vicini rispetto a tutti e quattro i punti cardinali, che dichiarano tutti di confinare con Bernardo Mella.

È così che possiamo affermare con assoluta certezza che dalla polizza del 1573 si attesta per la prima volta l’esistenza del Pozzetto, che risultava già allora pressapoco delle stesse dimensioni di quello attuale.
Dimensioni che restano praticamente invariate nel corso degli anni, sino ai giorni nostri. Nel corso dei secoli il Comune di Botticino si è trovato ad alienare la proprietà, che risulta in mano ai nobili Negroboni per tutto il 19° secolo.

NEL 20° SECOLO
Ed eccoci arrivati nei primi decenni del secolo scorso, quando troviamo il Pozzetto nelle proprietà della Sig.na Biancamaria Saiani, figlia di Domenico e Caterina Saiani. Siamo in possesso dell’antico contratto di compravendita della famiglia Tognazzi, ora in capo al precedente proprietario Luigi Tognazzi (detto “Gigi del Posét”), documento molto interessante perchè fotografa la travagliata vicenda della famiglia Saiani, una famiglia contadina che, come spesso è accaduto, dopo un lutto famigliare non si trovava più nelle condizioni di poter sopperire ai numerosi compiti da assolvere in una grande masseria come quella del pozzetto, e nonostante numerosi sacrifici accumula nel tempo numerosi debiti che la portano alla sofferta decisione della cessione del terreno. La sig.ra Caterina, vedova, si è trovata ad essere tenutaria di una proprietà troppo grande, che comprendeva sicuramente anche un buon numero di bestie, per poter essere gestita da una sola donna con una figlia ancora giovane.
Caterina, preoccupata per la figliola Biancamaria, con questa compravendita tenta di saldare tutti i debiti accumulati dal defunto marito per non lasciarli poi in carico alla figlia minorenne, reale proprietaria della tenuta (la madre Caterina risulta solo usufruttuaria di un quarto della proprietà).
In seguito, la famiglia del nostro amico Gigi ha coltivato con amore queste terre fino alla fine del 20° secolo: gli saremo sempre riconoscenti, anche perché in seguito ha deciso di venderci questo vigneto, per noi di valore inestimabile.

L’altra metà viene ritrovata nella polizza di Francesco Di Chasali, che è di 3 piò e 37 tavole; da quest’ultima polizza si evince anche che ne ricavano ogni anno 2 some di frumento (120 Kg) e 8 zerle di vino (400 litri).

L’ immobile che i due soci condividono è indicato come fienile ma anche come stalla: la presenza di una stalla in una zona così esposta verso sud, fa pensare che già allora dovesse obbligatoria- mente sussistere una fonte in grado di garantire acqua in buona quantità , dato che I’allevamento di animali ne richiede un no- tevole utilizzo.

Ed è proprio quest’appezzamento il nostro Pozzetto! Ma come possiamo esserne certi?
LA CERTEZZA DELLA PRECISA COLLOCAZIONE DELL’APPEZZAMENTO “POZZETTO”
L’esatta posizione delle terre di Bernardo Mella viene desunta dallo studio delle polizze dei tenutari dei terreni della collina di Gobbio limitrofi ai terreni del Mella.

Studiando le polizze della collina di Gobbio, Claudio Casali scopre che il vigneto Gobbio è stato di proprietà della famiglia Noventa da circa 300 anni! È questo un altro appezzamento di vigneto che si trova anch’esso nella medesima collina ma nella zona sovrastante il vigneto Pozzetto e che ne condivide le caratteristiche agronomiche. Nelle carte del 1641 è chiaro il riferimento a terreni dei Noventa, già presente prima, ma qui più ampiamente documentato, come occupanti la parte a monte della collina con “due appezzamenti nella contrada di Chobio e questi appezzamenti sono nella parte della contrada denominata Il Chobio” (antico nome di Gobbio) .
Per noi è stata un’ulteriore sorpresa scoprire che 3 secoli fa questa terra era già in mano a un Noventa!

La certezza della posizione del Mella viene confermata dalle polizze che si trovano a nord del Pozzetto, in località Fontanelle e da quelle di tutti i tenutari vicini rispetto a tutti e quattro i punti cardinali, che dichiarano tutti di confinare con Bernardo Mella.

È così che possiamo affermare con assoluta certezza che dalla polizza del 1573 si attesta per la prima volta l’esistenza del Pozzetto, che risultava già allora pressapoco delle stesse dimensioni di quello attuale.
Dimensioni che restano praticamente invariate nel corso degli anni, sino ai giorni nostri. Nel corso dei secoli il Comune di Botticino si è trovato ad alienare la proprietà, che risulta in mano ai nobili Negroboni per tutto il 19° secolo.

NEL 20° SECOLO
Ed eccoci arrivati nei primi decenni del secolo scorso, quando troviamo il Pozzetto nelle proprietà della Sig.na Biancamaria Saiani, figlia di Domenico e Caterina Saiani. Siamo in possesso dell’antico contratto di compravendita della famiglia Tognazzi, ora in capo al precedente proprietario Luigi Tognazzi (detto “Gigi del Posét”), documento molto interessante perchè fotografa la travagliata vicenda della famiglia Saiani, una famiglia contadina che, come spesso è accaduto, dopo un lutto famigliare non si trovava più nelle condizioni di poter sopperire ai numerosi compiti da assolvere in una grande masseria come quella del pozzetto, e nonostante numerosi sacrifici accumula nel tempo numerosi debiti che la portano alla sofferta decisione della cessione del terreno. La sig.ra Caterina, vedova, si è trovata ad essere tenutaria di una proprietà troppo grande, che comprendeva sicuramente anche un buon numero di bestie, per poter essere gestita da una sola donna con una figlia ancora giovane.
Caterina, preoccupata per la figliola Biancamaria, con questa compravendita tenta di saldare tutti i debiti accumulati dal defunto marito per non lasciarli poi in carico alla figlia minorenne, reale proprietaria della tenuta (la madre Caterina risulta solo usufruttuaria di un quarto della proprietà).
In seguito, la famiglia del nostro amico Gigi ha coltivato con amore queste terre fino alla fine del 20° secolo: gli saremo sempre riconoscenti, anche perché in seguito ha deciso di venderci questo vigneto, per noi di valore inestimabile.

UNA STORIA LUNGA 450 ANNI

Da quanto scritto sopra possiamo appurare che il Pozzetto sia stata una proprietà ben definita e identificabiIe a livello documentale per 450 anni, a partire dalle polizze d’estimo redatte neIl’autunno del 1573, riportanti i dati dei raccolti della fine delI’annata agraria. Il fatto che questo terreno inizialmente non fosse di nessun proprietario privato e che in seguito sia rimasto sempre nelle mani di famiglie nobili e benestanti, le quali non hanno smembrato il possedimento tra eventuali eredi, ne ha preservato la consistenza iniziale.

La storia del Pozzetto, continuativa nel tempo, e le sue particolari caratteristiche pedoclimatiche fanno in modo che possa essere considerato il cru storico della zona viticola di Botticino.

Ad oggi il vigneto è di proprietà della nostra famiglia; il Gobbio è ad oggi il vigneto è di proprietà della nostra famiglia; il Gobbio è il vino che ne deriva, più volte premiato con i prestigiosi tre bicchieri Gambero Rosso, ed è la piena espressione delle caratteristiche agroclimatiche della zona già enunciate al principio: la coscienza della lunga storia che si porta alle spalle, però, ha accresciuto la nostra consapevolezza sul valore di questo appezzamento, diventato oggi il vero cuore pulsante dell’azienda Noventa.

L’antica stalla è stata ristrutturata ed è stata trasformata in una sala degustazione, il vigneto è accessibile al pubblico per visite e passeggiate e reso fruibile per eventi all’aperto, feste e cene in vigna. Auspichiamo per il futuro che il vino Gobbio di Botticino diventi sempre più noto, e che ogni persona possa assaporare in un bicchiere di buon vino tutte le sfaccettature di questa terra pregna di storia, ma anche figlia di fatiche e sacrifici di intere generazioni di vignaioli.

La famiglia di Gigi agli inizi del 900 e Il Gobbio, il vino di punta della cantina Noventa